L’ippica umanistica di Micolo e Nicola Galli

Il quarto di secolo in cui il cuore di un cavallo e di un cavaliere si sono sovrapposti, scandendo sempre lo stesso battito di passione, si è tradotto in una storia esemplare di dedizione e rispetto, in un modello etico ed estetico da applicare al sistema ippico, spesso controverso
sabato 24 Gennaio 2026
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«Micolo» è un sostantivo italiano che fa eco al termine «mica» e significa «minima quantità».
Micolo è però anche il nome di un purosangue inglese che, pur non avendo mai vinto Gran Premi, ha saputo regalare la «massima quantità» di soddisfazioni al proprietario e interprete Nicola Galli, con cui ha vissuto, quasi in simbiosi, per poco più di un quarto di secolo. Una corsa di oltre novemila cinquecento giorni, in cui il cuore del cavallo e quello del cavaliere si sono sovrapposti, scandendo sempre lo stesso battito di passione: col cuore a mille negli 11 anni passati insieme in pista e poi, nei tre lustri successivi di meritato riposo per il figlio di Bering e Lady Quachita, con la complicità affettuosa di amici del cuore.
Micolo, nato il primo giorno di marzo del 1995 e morto il 9 maggio del 2021, continua a vivere e non solo dentro il petto di Nicola Galli, perché la loro storia infinita, costellata di dedizione e amore, è esemplare.

SIMBOLO E MODELLO ETICO-ESTETICO

Micolo è diventato, infatti, il modello di un’ippica diversa, di un’ippica etica, oltre che estetica. È l’ippica «umanisticamente espressa» da Nicola Galli e l’ex gentleman rider, diventato allevatore e proprietario di una scuderia attiva in Francia, battezzata proprio con il nome del cavallo del cuore, confessa di perseguire lo stesso ideale dello stilista-filantropo Brunello Cucinelli: «Oggi, in Italia, il vero visionario è lui, che ha fondato un impero sul pensiero umanistico. Io quell’impero non l’ho ancora costruito ma mi sto avvicinando a realizzarlo e la mia filosofia umanistica è rivolta specialmente all’animale, non soltanto ai conti, che, peraltro, oggi faccio quadrare bene, insieme ai miei collaboratori e a una struttura disposta a sostenermi in ogni ambito e con ogni mezzo».

BENESSERE E SALUTE

L’«ippica umanistica» di Nicola Galli ha garantito a Micolo quello che, purtroppo, non è così scontato per un purosangue inglese al termine della carriera di corse e, cioè, una vita in ampi paddock, dove trascorrere, senza obblighi, le giornate. Questa vecchiaia serena è un atto dovuto per tutti i cavalli della Scuderia Micolo, anche per quelli non destinati all’attività riproduttiva, quella che spetta alle «fattrici» e agli «stalloni».
«È una questione di rispetto», dice l’allevatore, che si occupa di consulenza finanziaria, aggiungendo: «La mia è diventata un’economia ippica umanistica perché cerco di offrire la migliore vita possibile ai cavalli. Questi meravigliosi animali hanno la chance di pensare ma non quella di agire e, se loro potessero parlare, ci potrebbero far capire che cosa vogliono, se intendono correre davvero. Io cerco di sostituire il loro percorso forzato con qualcosa di molto più umano».

FORZATURA E MONOTONIA

Se il risultato in corsa è determinante per una scuderia, è altrettanto prioritaria la salute dei purosangue per Galli, pronto a lanciare una forte provocazione a tutto il sistema: «È vero che i cavalli amano correre ma amano correre insieme, liberi nei prati. Le corse ippiche rappresentano una forzatura. La loro quotidianità è monotona perché, a parte un’ora di allenamento giornaliero, passano 23 ore chiusi nei box. Portarli alle corse, senza avere la certezza che la loro condizione sia straordinaria, mi fa riflettere, mi disturba da un po’ di tempo, procurandomi uno stato d’animo non piacevole».

GLI IPPODROMI ITALIANI

È anche per questo stato d’animo che Nicola Galli ha deciso di stare lontano dagli ippodromi italiani: «Li ho abbandonati con la consapevolezza di non rientrarci più, non tanto perché non mi piace l’ambiente ma perché non lo sento più mio. Le cose sono cambiate, si sono involute, le situazioni sono peggiorate e non ho più la voglia di calcare quel selciato che per anni è stato casa, perché io ho frequentato più le piste degli ippodromi rispetto al mio focolare domestico».

AMORE A PRIMA VISTA

La memoria dell’ex gentleman rider torna al primo incontro con Micolo: «Lo scoprii nel 1996 alle aste inglesi di Newmarket: vidi un puledrino sfacciato che, sentendo un colpo battuto dal banditore, si ribaltò all’interno del ring. Io, all’epoca, vivevo di emozioni straordinarie e lui seppe conquistarmi, emozionandomi a prima vista. Alzai la mano e lo comprai senza avere i 100 milioni di lire che servivano per acquistarlo. Mi ingegnai per trovare il modo di pagarlo e ci riuscii, anche grazie a una serie di coincidenze. La nostra storia durò per 26 anni, in cui io seppi gestire il suo carattere riottoso e pauroso e lui seppe segnare la mia esistenza con la sua unicità».

BASTAVA LA PAROLA

Unicità riassunta da un aneddoto che sorprende e fa capire quanta sintonia ci fosse nel binomio Micolo-Nicola: «Se a 800 metri dal traguardoconfida l’ex gentleman rider i miei avversari alzavano la frusta per sollecitare i loro cavalli, io facevo diversamente. Parlavo a Micolo, lo incitavo solo con la mia voce, dicendogli: “Dai Miki, che stiamo per arrivare, dai andiamo”. Lui, che tutti i giorni mi ascoltava, quando, all’alba, lo portavo in pista per allenarsi, capiva il mio richiamo: dopo aver preso una botta di fiato, gonfiava il petto e io sentivo le mie gambe, che erano strette alle sue costole, allargarsi. Micolo si abbassava di 15 o 20 centimetri e diventava un flash. Una cosa così eccezionale l’ho vissuta solo con lui, è un’emozione eterna, destinata a vivere con me: è l’impegno che un cavallo straordinario metteva a mia disposizione, soltanto per una mia parola».

LIMPRONTA DEL RISPETTO

L’incontro con Micolo ha segnato profondamente Nicola Galli: «L’ho domato, allenato, accompagnato in corsa. Abbiamo vinto parecchio, perso tantissimo e, insieme, abbiamo raggiunto buoni traguardi ippici. Poi ha trasformato completamente la mia esistenza perché Micolo ha lasciato in me l’impronta indelebile del rispetto per i cavalli e per gli animali in generale. Mi ha consegnato un “must” di comportamento, una regola indispensabile e inderogabile, che ho adottato anche dopo aver chiuso la carriera di gentleman rider. Oggi, da allevatore, continuo a interpretare l’ippica non solo pensando all’aspetto economico ma facendomi guidare dalle emozioni. Come è successo a Micolo, anche i cavalli della mia scuderia hanno la possibilità di vivere una serena vecchiaia, all’insegna del benessere. La loro salute è una preoccupazione che ha la precedenza».

CAVALLI COME FAMILIARI

Nella puntata numero 106 di Mondo Galoppo, intitolata «Micolo come un figlio», Nicola Galli aveva rivolto all’ambito ippico questa fondamentale raccomandazione: «Se tutte le persone, che acquistano un cavallo, lo trattassero come un familiare, probabilmente il nostro ambiente sarebbe diverso: non legato esclusivamente al fattore economico, alle scommesse, al gioco e al budget, ma molto più piacevole da vivere e in grado di attrarre a sé la passione e l’entusiasmo di tante nuove famiglie».

LA MISSIONE DI FIL-IPPICA

Nella video-intervista che trovate in questa pagina, Nicola Galli parla anche dei programmi, a breve e lungo termine, della Scuderia Micolo e dei successi ottenuti dal suo allevamento in Francia.
Il racconto dell’allevatore e la sua ippica «umanisticamente espressa» combaciano alla perfezione con la missione che, attraverso Fil-ippica, questo sito svolge, applicando proprio la cultura umanistica all’ambito ippico, spesso controverso, coniugando (come è sempre necessario fare) etica ed estetica e, in questo modo, inseguendo l’impegnativo traguardo dove si coglie verità e bellezza.

Filippo Brusa

«e nadi contra suberna»

Arnaut Daniel, il trovatore limosino citato con onore da Dante nel De Vulgari Eloquentia e proclamato, per bocca di Guido Guinizzelli, al verso 117 del ventiseiesimo canto del Purgatorio, «miglior fabbro del parlare materno», di sé ha confessato:

«Jeu sui Arnautz que amas l’aura
E chass la lievra ab lo bou
E nadi contra suberna».

Tradotti dal provenzale, questi tre versi suonano così:

«Io son Arnaldo che accumulo il vento
e vado a caccia della lepre col bue
e nuoto contro corrente».
–––
«E nadi contra suberna»
«E nuoto contro corrente»

è il motto del sito di Filippo Brusa, giornalista che si pone controcorrente rispetto alla narrazione dominante, inseguendo la verità contro ogni censura, lottando contro l’ipocrisia del politicamente corretto e combattendo contro la resezione del non conforme praticata dal «pensiero unico» e dall’odiosa «cancel culture».
Per queste finalità ha fondato Rivincere

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