Sulle orme dei ragazzi di Zéro de conduite – Per Jean Vigo

Controcorrente, inseguendo il «λόγος»

Alla ricerca della verità, contro ogni censura e contro il «pensiero unico»
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Fino alla fine la ricerca della verità. L’assunto che inquadra la missione del giornalista è impegnativo perché tira in ballo un tema – quello appunto della verità – di per sé etico e le cui origini si perdono nella notte dei tempi.
In Grecia, già nel quinto secolo prima di Cristo, era praticata la «παρρησία» («parresìa») e l’etimologia di questa parola, che deriva da «πᾶς, παντός» («pas», «pantòs») – «tutto» – e «ῥῆσις» («rhesis») – «parola, discorso» – fa capire che per andare incontro alla verità è indispensabile la libertà di parola per dire ogni cosa, senza omettere e nascondere nulla.
Un’altra etimologia su cui riflettere attentamente è proprio quella del vocabolo che in greco significa verità: «ἀλήθεια» («alètheia»). L’alfa privativa (α-) precede la radice λαθ- (lath-) del verbo «λανθάνω» («lanthano»): «sono, sto, rimango nascosto, occulto, ignoto; mi celo, nascondo; sfuggo l’osservazione».
La verità come sottrazione a ciò che è nascosto e dunque scoperta che viene dis-velata grazie al saper pensare, al ragionamento critico e al giudizio.
La verità giornalistica è fatto disvelato ma anche verificato attraverso approfonditi riscontri costruiti su uno sforzo di verifica continuo, immune da pressioni esterne, da suggestioni e pregiudizi.

Badare alla verità sostanziale dei fatti con dedizione è un impegno quotidiano da cui il giornalista non può mai sganciarsi. Certo l’occhio umano, per quanto si sforzi, non arriva a catturare tutto il reale che si apre davanti alla sua superficie. La percezione di un evento è condizionata da una serie di fattori esterni di vario genere e non solo di carattere culturale e psicologico. Ne risulta che anche lo sguardo più onesto e limpido sulla realtà sia comunque parziale.
L’occhio può però davvero inseguire la verità attraverso un altro mito che sembra irraggiungibile: l’obiettività. La si coglie diventando sordi alle voci che stanno intorno e facendosi guidare dalla continua tensione per recuperare imparzialità e completezza, avvicinandosi il più possibile alla verità della notizia.
Nell’epoca delle bufale digitali, la salvezza sta nel «λόγος», la «parola» che è «ragione», e ora più che mai è imprescindibile il ragionamento critico, indispensabile pure per uscire dal cieco antro del «pensiero unico» e per combattere l’ipocrisia del «politicamente corretto», contro ogni censura.
Questo spazio è il sito di un giornalista professionista innamorato del suo mestiere e convinto che il giornalismo sia una delle principali pratiche per comprendere il mondo.

Filippo Brusa

«e nadi contra suberna»

Arnaut Daniel, il trovatore limosino citato con onore da Dante nel De Vulgari Eloquentia e proclamato, per bocca di Guido Guinizzelli, al verso 117 del ventiseiesimo canto del Purgatorio, «miglior fabbro del parlare materno», di sé ha confessato:
«Jeu sui Arnautz que amas l’aura
E chass la lievra ab lo bou
E nadi contra suberna».
Tradotti dal provenzale, questi tre versi suonano così:
«Io son Arnaldo che accumulo il vento
e vado a caccia della lepre col bue
e nuoto contro corrente».
«E nadi contra suberna»
«E nuoto contro corrente»
è il motto del sito di Filippo Brusa, giornalista che si pone controcorrente rispetto alla narrazione dominante, inseguendo la verità contro ogni censura, lottando contro l’ipocrisia del politicamente corretto e combattendo contro la resezione del non conforme praticata dal «pensiero unico» e dall’odiosa «cancel culture».
Per queste finalità ha fondato Rivincere

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