Il giornalismo interpreta il mondo

Le ragioni di questo sito

Fino alla fine la ricerca della verità. L’assunto che inquadra la missione del giornalista è impegnativo perché tira in ballo un tema – quello appunto della verità – di per sé etico e le cui origini si perdono nella notte dei tempi.
In Grecia, già nel quinto secolo prima di Cristo, era praticata la «parresia» e l’etimologia di questa parola, che deriva da «pas, pantos» – «tutto» –  e «rhesis» – «parola, discorso» – fa capire che per andare incontro alla verità è indispensabile la libertà di parola per dire tutto, senza omettere e nascondere nulla.
Un’altra etimologia su cui riflettere attentamente è proprio quella del vocabolo che in greco significa verità: «aletheia». L’alfa privativa precede la radice «lath» del verbo «lanthano»: «sono, sto, rimango nascosto, occulto, ignoto; mi celo, nascondo; sfuggo l’osservazione».
La verità come sottrazione a ciò che è nascosto e dunque scoperta che viene dis-velata grazie al saper pensare, al ragionamento critico e al giudizio.
La verità giornalistica è fatto disvelato ma anche verificato attraverso attenti e approfonditi riscontri costruiti su uno sforzo di discernimento e di verifica continuo.

Badare alla verità sostanziale dei fatti con dedizione è un impegno quotidiano da cui il giornalista non può mai sganciarsi. Certo l’occhio umano, per quanto si sforzi, non arriva a catturare tutto il reale che si apre davanti alla sua superficie. La percezione di un evento è condizionata da una serie di fattori esterni di vario genere e non solo di carattere culturale e psicologico. Ne risulta che anche lo sguardo più onesto e limpido sulla realtà sia comunque parziale.
L’occhio può però davvero inseguire la verità attraverso un altro mito che sembra irraggiungibile: l’obiettività. La si coglie – anzi strappa – diventando sordi alle voci – spesso gridate – che stanno intorno, e facendosi guidare dalla continua tensione per recuperare imparzialità e completezza, indispensabili per avvicinarsi il più possibile alla verità della notizia. Verifica e ragionamento critico sono indispensabili soprattutto nella rapida epoca digitale in cui troppo spesso le bufale vengono prese per notizie vere.
Questo spazio è il sito di un giornalista professionista innamorato della sua professione – anzi mestiere – e convinto che il giornalismo sia una delle principali pratiche per comprendere il mondo.

Chi sono

Filippo Brusa
Filippo Brusa
Giornalista Professionista

Credo a mamma e papà quando dicono che sono stato concepito a Firenze, culla del Rinascimento e patria (amata ma non troppo benigna) del Poeta che più adoro: il demiurgo Dante. Di certo sono nato il 28 marzo del 1973 a Varese dove ho mosso i primi passi nel giornalismo, sul finire del secolo scorso, in un settimanale che ha visto la luce insieme ai miei primi articoli ma è scomparso nel 2002. Questo è stato l’anno del mio salto di qualità che ho potuto spiccare grazie alla Gazzetta della Sport, di cui sono tuttora corrispondente. Lo sport è il pane di tutti i giorni anche se la mia vera passione è la cultura: gli studi classici mi hanno consegnato il metro indispensabile per misurare il mondo, che si interpreta anche grazie al giornalismo.
Ho vissuto l’esame da giornalista professionista, superato dopo una gavetta interminabile trascorsa da freelance da macello, come un matrimonio con questo mestiere, che mi ha insegnato a osservare la realtà nel modo più attento possibile e a non smettere mai di inseguire la verità per cercare di avvicinarmi il più possibile alla realtà dei fatti.
Vivo il giornale nel quotidiano ma sono impegnato anche a dare una continuità al mio primo libro, uscito nel 2010 e intitolato «Unici»: dopo aver raccontato la storia degli «Uomini del Miracolo a Varese», che in appena due stagioni sono passati dall’ultimo gradino del calcio professionistico alla Serie B, è arrivato il tempo di scovare nuove storie uniche, facendone rivivere i retroscena, i segreti e le emozioni sulla carta. Svilupperò questo progetto con Triibu: un «team condiviso», anzi no, una vera tribù di professionisti della comunicazione che non si adattano a schemi standardizzati ma puntano sempre a soluzioni originali, sapendo essere anche un poco visionari.

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